#ticuntu… Orazio Costorella, il partigiano scomparso

Aveva vent’anni Orazio Costorella quando in una fredda mattinata di febbraio 1944 venne trucidato dai nazisti a Poggio di Otricoli, piccolo borgo umbro in provincia di Terni. Fu catturato mentre vegliava la salma di un compagno, e venne giustiziato per non aver voluto rivelare informazioni sui suoi compagni.

Molti anni dopo, il 24 aprile del 2006, l’estremo sacrificio del giovanissimo partigiano misterbianchese ha meritato la medaglia d’oro al valor civile alla memoria, concessa dall’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Nella motivazione, si legge: “Luminoso esempio di elevate virtù civiche, di spirito di solidarietà e di profonda fede nei valori della libertà e della democrazia spinti sino all’estremo sacrificio”.

A Misterbianco, Costorella è ricordato con una piazza a lui intitolata e con un monumento che ne immortala l’eroico gesto. Ma di lui si erano perse le tracce. Anche il fonogramma che ne annunciava la morte alla famiglia non arrivò mai a destinazione.

Le vicende di quel periodo sono state ben descritte da Sergio bellezza, nel volume “Dal fascismo alla Repubblica”. Dal quale conosciamo lo scenario in cui si svilupparono gli avvenimenti che videro protagonista Orazio Costorella, nato a Misterbianco nel 1924 e morto a Poggio di Otricoli (Terni), 17 febbraio 1944.

Il giovane Costorella parte da Misterbianco, chiamato alle armi per la guerra in corso. Presta servizio come autiere nel XIV Reggimento della Regia Fanteria Sabauda di stanza a Treviso. Dopo l’8 settembre 1943, in seguito allo sbandamento dell’Esercito, fa parte di quell’immenso gruppo di disperati che, a piedi e di notte, cercano un modo per tornare a casa. Nella sua, ad aspettarlo c’è la madre vedova e anziana.

Ma, in quel periodo, superare le linee nemiche è impresa così ardua da risultare impossibile. Orazio trova rifugio presso la famiglia D’Achille, a Calvi dell’Umbria. Di ciò si trova traccia nella notifica che fanno i Carabinieri al Distretto Militare di Catania. Il giovane si dà da fare nei campi, bada agli animali e raccoglie legna nei boschi attorno. I D’Achille tutti i giorni salgono in montagna per portare pane ai partigiani. Una mattina ci va Orazio.

Lì ritrova il comandante Marinelli, con cui ha già avuto un contatto, e incontra il trapanese Gaetano Di Blasi, marinaio di Catalafimi. È lì che Orazio decide di partecipare alla Resistenza e di arruolarsi nelle brigate partigiane, contro la volontà della sua nuova famiglia umbra.

Nel febbraio del 1944, è in corso un inverno particolarmente rigido: l’Appennino umbro-marchigiano è imbiancato da abbondanti nevicate; cime e valli erano spazzate da forti venti di tramontana. Nella parte di Italia occupata dalle truppe tedesche, la guerra partigiana acquista sempre più corpo. In Umbria operano varie formazioni: la brigata Proletaria d’Urto, la Garibaldi e la Gramsci.

Quest’ultima opera nella zona della Valnerina e l’alto Lazio. Si tratta di un’area montana, ritenuta come una “terra di nessuno”, ai margini della quale si trova il ‘teatro’ del sacrificio di Costorella: Poggio di Otricoli. Il posto diventa presto un punto di rifornimento e di rifugio per i partigiani, un centro di reclutamento di volontari per la Resistenza. Vengono accolti anche militari sbandati. Tanti. Proprio come il ventenne Orazio Costorella.

Il borgo di Poggio viene ogni tanto rastrellato dai plotoni fascisti. Cercano partigiani e generi alimentari. Il 15 febbraio si aspetta un’altra loro sortita. Ecco perché i partigiani scendono dalla montagna: vogliono proteggere la popolazione. S’appostano sulla strada provinciale: non arriva nessuno. Così, la sera, a presidiare resta una pattuglia con soli quattro uomini: un maresciallo dei paracadutisti, un volontario noto come ‘Barabba’, Gaetano Di Blasi, col nome di battaglia “Aldo”, e Orazio.

I fascisti arrivano la sera del giorno dopo: è il 16 febbraio e si scatena un violento scontro a fuoco. Alla fine, i partigiani hanno la meglio: le truppe si ritirano e lasciano sul campo armi, munizioni e mezzi di trasporto. Di Blasi, però, resta gravemente ferito: un colpo di rimbalzo della mitraglia lo ferisce alla carotide e l’emorragia è subito copiosa.

Il marinaio viene portato dentro un casolare. L’agonia dura tutta la notte. Orazio lo veglia fino alla fine, con Barabba. Anche il giovane misterbianchese è ferito: la mano destra è rimasta ustionata dall’esplosione che giorni prima aveva scoperchiato la chiesetta di S. Pancrazio.

All’alba del 17 febbraio, scatta la rappresaglia dei nazisti: Poggio di Otricoli viene circondato. Orazio e ‘Barabba’ trascinano il corpo di “Aldo” per strada. Ma il misterbianchese non scappa e si attarda accanto al cadavere dell’amico. Le grida delle donne di Poggio lo scuotono, fugge e trova riparo in una porcilaia. Ma è troppo tardi: lo scoprono e, assieme al compagno, lo portano davanti alla popolazione. Un ufficiale nazista lo interroga, ma Orazio risponde con disprezzo e si rifiuta di tradire i compagni. Viene abbattuto a bruciapelo, con due colpi di pistola in bocca. Il giovane cade a terra in una pozza di sangue accanto all’amico.

Le spoglie sue e di Di Blasi vengono tumulate nel cimitero di Poggio. Da lì, saranno riesumate dopo la Liberazione e sepolte definitivamente in quello di Terni nella cappella dei Garibaldini. I Carabinieri di Calvi informano la madre di Orazio della sua morte. Ma il fonogramma si perde e non arriverà mai: la famiglia perde le tracce del partigiano.

Da qui, la storia si fa quasi romanzo. A Misterbianco, infatti, molto tempo fa, a Costorella era stata dedicata una piazza, davanti alla stazioncina della ferrovia Circumetnea. Proprio “piazza Orazio Costorella” indirizza le ricerche di un vecchio socialista narnese, Alfredo Petrini. Questi, sfollato poco più che ragazzo a Poggio di Otricoli, aveva conosciuto i due giovani partigiani. Nel 2004, Petrini si mette in contatto con l’amministrazione comunale di Misterbianco, che fa da tramite con la famiglia Costorella.

È così che nel mese di febbraio del 2005, 61 anni dopo, congiunti di Orazio, sindaco e amministratori comunali di Misterbianco arrivano a Poggio a visitare il luogo del martirio e a Terni la cappella dei Garibaldini. Sono accolti dalle autorità civili e militari, dall’ANPI provinciale e da Petrini. Così, dopo anni di oblio, il partigiano Orazio riscopre l’affetto dei propri cari e la gratitudine dei suoi conterranei.

Da qui, gli avvenimenti si susseguono vorticosamente, quasi a recuperare il tempo perduto. L’amministrazione comunale misterbianchese fa formale richiesta per la concessione della medaglia d’oro. Nel 2006, il Presidente della Repubblica appunta al petto del nipote, Orazio Costorella jr., la medaglia d’oro al valor civile. L’anno dopo, a Misterbianco, in memoria del giovane partigiano viene inaugurato, nella omonima piazza, un monumento sede di visite scolastiche e di commemorazioni.

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