#ticuntu… Kilroy was here!

L’amico Saverio Orlando mi ha raccontato questa curiosità che vi voglio riportare:
“Quando, verso la fine della II guerra mondiale, c’è stato lo sbarco in Sicilia delle truppe americane, io ero appena un ragazzino ed abitavo a Partinico in Provincia di Palermo. Di fronte casa mai c’era una grande fontana barocca in ghisa a tre bocche e sul muro ove era stata installata troneggiavano le solite frasi della propaganda fascista scritte in bella grafia in nero con un pennello. “Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi!” e sotto: “Un popolo dalle culle vuote non potrà mai conquistare un impero!”. Quando per quella strada sono transitate le truppe americane, da una Jeep sono scesi due soldati che hanno aggiunto sul muro della fontana un disegno e una frase scritta con un pennello intinto di rosso. Il disegno rappresentava la testa di un uomo dal naso lungo che guardava oltre una staccionata e la frase era questa: “Kilroy was here (Kilroy è stato qui)”. Gli abitanti del luogo abbiamo pensato alla bravata di un soldato che aveva voluto con questo suo gesto lasciare un segno della sua presenza sui luoghi in cui lo aveva condotto la guerra e penso che la stessa cosa avranno pensato i Siciliani di altre città di fronte ad analoga scritta. L’episodio era stato da me pressoché dimenticato se a rinverdirne la memoria non fosse intervenuta una immagine riportata in un giornale, in cui di vedeva lo stesso disegno e la stessa frase scritta sul muro di recinzione della villetta di Abbottabad in Pakistan ove nel 2011 forze speciali dell’esercito americano avevano scovato ed ucciso Osama Bin Laden. Era impensabile che lo stesso soldato americano che a 20 anni aveva calcato il suolo siculo, a 90 anni fosse andato in Pakistan a saldare i conti con Bin Laden. Doveva esserci un’altra spiegazione! L’ho ottenuta da un veterano della guerra di corea, mio parente acquisito, e tutta la storia che ruota intorno a Kilroy l’ho riportata nel mio blog al quale ti rimando: “
http://saverioorlando.wordpress.com/2013/10/03/kilroy-e-stato-qui-una-storiella-cara-al-popolo-americano/#more-38
(citazione estratto dal Blog) Al tempo della seconda guerra mondiale Kilroy era un uomo di 46 anni che lavorava come ispettore nel cantiere navale “Fore River” di Quincy in Massachusetts. Il suo compito era quello di controllare il numero di rivetti (giunti meccanici non smontabili, chiamati anche ribattini) applicati sulle lamiere delle navi in costruzione da ogni singolo operaio del cantiere, il quale veniva pagato a cottimo. Alla fine di ogni turno di lavoro Kilroy poneva con un gessetto giallo un segno di spunta nel punto in cui aveva avuto termine il lavoro di un operaio e sarebbe iniziato quello dell’operaio del turno successivo e ciò al fine di evitare di ricontare una seconda volta gli stessi ribattini e far percepire all’operaio una doppia retribuzione per lo stesso lavoro. Tuttavia, alcuni operai disonesti scoprirono che, iniziando il lavoro prima dell’arrivo dell’ispettore, potevano spostare a valle il segno di spunta e guadagnare di più dandosi credito di un lavoro effettuato da altri. Kilroy scoprì la magagna e, al fine di rendere impossibile la cancellazione, scrisse in corrispondenza del segno di spunta “Kilroy è stato qui”. Fu così che i militari, di loro iniziativa, cominciarono a scrivere lo slogan in ogni area. Non c’è area dell’Europa e del Pacifico meridionale in cui non sia stato rinvenuto almeno un graffito con la scritta “Kilroy was here”. Questa dicitura la si è ritrovata ai piedi dell’arco di Trionfo, a Berlino, sulle spiagge della Sicilia e persino sulle spiagge delle isole giapponesi del Pacifico, ove il logo è stato furtivamente apposto da squadre di demolizione subacquea!