#ticuntu… il fotografo dei nudi nell’ottocento

Oggi vorrei soffermarmi su un personaggio, non siciliano, non italiano, che ha dato lustro al turismo in Sicilia e secondo alcuni storici, data la sua ricchezza, procurò una considerevole scossa all’economia locale di questa povera zona d’Italia. Mi riferisco al barone Wilhelm von Gloeden nato a Wismar il 16 settembre 1856 e morto a Taormina il 16 febbraio 1931. Noto soprattutto per i suoi studi di nudo maschile in ambiente pastorale di ragazzi siciliani, che fotografava assieme ad anfore o costumi ispirati all’antica Grecia, per suggerire una collocazione idilliaca nell’antichità che rimanda all’Arcadia. Si trattava tuttavia di una messa in scena pretestuosamente arcadica volta a mascherare il fine ultimo di tali immagini: stimolare le fantasie sessuali di tipo omoerotico di facoltosi turisti stranieri in visita in Italia. Il suo lavoro è notevole per il suo uso sapiente e controllato dell’illuminazione, così come per l’elegante messa in posa dei suoi modelli. Alla perfezione artistica dei suoi lavori contribuirono anche l’uso innovativo dei filtri fotografici e di lozioni per la pelle di sua invenzione, una miscela di latte, olio d’oliva e glicerina per mascherare le imperfezioni della pelle. Laureato in storia dell’arte all’Università di Rostock (1876), proseguì in pittura alla Grossherzoglich-Sächsische Kunstschule Weimar (1876–1877), scuola d’arte esistita dal 1860 al 1910. Sofferente di tubercolosi, si trasferì nell’Italia del sud, prima a Napoli e subito dopo a Taormina nel 1878. Dimorò presso l’Hotel Vittoria, prima di acquistare una casa in piazza San Domenico. A parte il periodo 1915-18, quando fu costretto a lasciare il paese per evitare la carcerazione in quanto straniero indesiderato a causa della prima guerra mondiale, visse e rimase sempre a Taormina fino alla morte. Gli scatti prodotti durante la più che ventennale carriera del barone, dopo la sua morte l’unica erede li donò a colui che era stato per molti anni il suo assistente e tuttofare Pancrazio Buciunì, anche noto come il Moro (‘u Moru) per la sua pelle scura del tutto simile a quella di un arabo nordafricano. Buciunì, che era stato amico di Gloeden fin da quando aveva quattordici anni, proseguì, sia pure in tono drasticamente minore, l’attività del maestro, limitandosi a ristampare e vendere le immagini da lui scattate, aggiungendo nuovi scatti che egli stesso dichiarò essere di qualità inferiore. Nel 1933 almeno mille negativi su vetro provenienti dalla collezione ereditata da Buciuni assieme a duemila stampe furono confiscate dalla polizia fascista e, con l’accusa che costituivano pornografia vennero distrutte; un altro migliaio di negativi sono stati distrutti nel 1936 e lo stesso Buciuni processato nel 1939-41 a Messina finendo assolto. Buciunì continuò a ristampare dalle negative originali superstiti fino ad almeno gli anni Sessanta. Le maggior parte delle immagini superstiti, tra lastre negative e stampe, sono oggi conservate dalla fondazione Alinari di Firenze, che commercializza per i collezionisti ristampe tirate coi metodi originali dell’epoca di Gloeden.
Von Gloeden, che fu un professionista della fotografia, realizzò diversi tipi d’immagini per accontentare diverse richieste del mercato: dal paesaggio taorminese e siciliano, alle foto di monumenti artistici, a quelle di personaggi (contadini, pastori e pescatori in costume folkloristico (queste prime tre categorie ebbero un ottimo veicolo di diffusione nella cartolina turistica, e contribuirono alla fama di Taormina), al reportage come gli effetti del catastrofico terremoto di Messina del 1908, fino alle immagini classicheggianti e a quelle di nudo, soprattutto maschile. I modelli erano generalmente immortalati o nel giardino di casa, oppure sulle antiche ovine locali o sul monte Ziretto (600m circa), situato all’incirca a due km a nord di Taormina e famoso durante l’antichità per le sue cave di marmo rosso. Egli scrisse nel 1898: “le forme greche fanno appello a me, come i discendenti bronzei degli antichi elleni; ho cercato di resuscitare l’antica vita classica nella fotografia”.

Wilhelm von Gloeden

Abitazione p.zza S.Domenico 1 Taormina

Buciunì Pancrazio(1879-1963- foto G. Dall’Orto

Terremoto Messina 1908

Ritratto di ragazza

Bucionì giovane

Caino

Anziani di Taormina