#‎ticuntu‬… lettera dal fronte

Zona di guerra 22 novembre 1915
Papà amato,
sto bene; sono arrivato là dove tuona il cannone. La neve è alta quanto non l’avevo vista mai in vita mia. Eppure si cammina in mezzo ad essa come su terreno piano. Che bel divertimento, starsene da queste parti, in mezzo a tanta neve, e tra lo scoppiar di qualche grossa granata! I nostri pezzi combinano un’armonia divertente assai; e difeso da questi, spero di fare il mio dovere. Animo, che sia scritto tutto quello che deve avvenire. Per ora si va avanti.
Sto meglio di come non stavo costì, ma mi trovo là… dove molto si percote. Se avessi un’idea di quello che succede qui, e di come mi ci sono uniformato, “come se l’avessi passata sempre qui la mia vita!” ti metteresti a ridere! Già non so quello che mi succede all’intorno: i cannoni sparano e lanciano certe caramelle che fanno un rumore assordante. La neve è alta: la temperatura bassa: figurati 18 sotto zero. Si avanza. Se mi accadesse qualche disgrazia, ricordati di mia madre. Per ora basta di questo. Sono stanco e confuso. Ti scriverò appena potrò.
Francesco Gesualdo

(Nacque a Mazzarino il 9 agosto 1895; finite le scuole elementari si iscrisse al ginnasio di Piazza Amerina, e poi al Liceo di Caltanissetta ove conseguì brillantemente la licenza liceale nell’anno scolastico 1913-14. Nel 1915 si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Roma. Sognava di diventare un avvocato, un magistrato, per mettere la sua opera a difesa degli umili, di quegli umili che lui conosceva per nascita e per vita, in pari tempo faceva tutti gli sforzi per esserne degno e studiava e si migliorava, si perfezionava instancabilmente, rimordendogli del tempo poche volte speso malamente. A vent’anni si doleva di essere a carico dei suoi, e a Roma intendeva trovarsi una occupazione che gli consentisse di vivere con le proprie forze e senza dover ricorrere all’aiuto paterno. Nel luglio 1915 lo vediamo allievo ufficiale a Palermo e nel novembre dello stesso anno è già sottotenente di fanteria a Col di Lana, sulla cima delle Dolomiti a quota 2464, in zona di guerra. Dopo due lunghi anni di guerra cadde eroicamente sulla Bainsizza, altopiano della Venezia Giulia, in provincia di Gorizia, il 25 agosto 1917, convinto fermamente che « non avrebbe potuto chiudere la sua esistenza in modo migliore ». Il Ministero della Guerra gli conferì la medaglia d’argento al valor militare, e ‘l’Università di Roma la laurea ad honorem. La sua Mazzarino gli dedicò una piazza. )