#‎ticuntu‬… la grande guerra

A Catania, Il 24 aprile 1915 una imponente manifestazione patriottica di studenti, al grido di “Abbasso l’Austria”, si avviò verso il Consolato austriaco, un forte contingente di forza pubblica impedì ai dimostranti di proseguire oltre. Il 14 maggio si ebbe un’altra dimostrazione degli studenti. Disertarono le aule dandosi convegno in piazza Dante e proclamando lo sciopero generale. In colonna attraverso la via Lincoln (oggi via di Sangiuliano), raggiunsero via Etnea, dirigendosi verso il consolato austro ungarico. Gli agenti si scagliarono in maniera feroce contro i giovani investendoli e ferendoli. Un cittadino grondante di sangue gridò: “Vergognatevi, siti chiù sanguinari dill’assassini austriaci. Semu taliani, vata luvari u cappeddu!

La battaglia fu violenta. L’obiettivo era quello di impossessarsi dello stemma. Ma essendo molto alto si ebbe l’idea di usare l’inchiostro. In una cartoleria vicina furono acquistati tutti i calamai che furono lanciati contro lo stemma. E così l’aquila bicipite scomparve in un mare di inchiostro. Anche in piazza Mazzini ci furono disordini perchè lì vi era la sede del consolato germanico. Gli studenti, in via Etnea, alla fine ebbero libertà di azione. Strapparono lo stemma del consolato austriaco ammaccandolo e distruggendolo. Il pezzo più grosso venne issato su un bastone e usato come vessillo al grido di Abbasso la Germania.

Il sindaco Gaetano Majorana stampò un manifesto dove con toni pacati volle calmare gli animi dei dimostranti:” Cittadini, l’amore per la nostra grande Patria qui , come altrove, ha oggi determinato vive esplosioni di risentimento. Comprendiamo e dividiamo lo sdegno e il timore di quanti generosamente sono turbati dai nuovi indirizzi di politica soverchiamente prudenti, che condurrebbero la Nazione alla inferiorità morale di tempi ormai passati, e che frustrerebbero insieme alle antiche mai dimenticate aspirazioni tutti i non pochi e non lievi sacrifici serenamente sopportati per la preparazione militare. […] Aspettando che si decidano le sorti dell’Italia, come il popolo ha proclamato, noi rivolgiamo a voi, cittadini, vivissima preghiera di rispettare le prossime definitive decisioni”.

E così il 24 maggio 1915 scoppiò la guerra. La città di Catania con le manifestazioni degli interventisti aveva dato il suo contributo alla causa. De Felice, pur militando nelle file del socialismo, si era votato per le file interventiste. Sin dal 28 maggio la città si fasciò di tenebre per rendersi invisibile per senso di prudenza. Mancava la luce. Su decreto del prefetto Lualdi, il sindaco Majorana vietava l’accensione dei fanali a gas lungo le vie adiacenti al mare. Alcune vie come Duca degli Abruzzi, XX settembre, Etnea, già illuminate a luce elettrica dovettero accendere una lampada ogni cinque, mentre in via Lincoln e Vittorio Emanuele un fanale a gas ogni cinque. Nelle altre vie e nei sobborghi solo a metà. Il porto e le coste totalmente al buio. Su direttive governative venne istituita la CENSURA sui quotidiani italiani.

Molti battaglioni appartenenti al 4° e al 146° reggimento partirono senza essere salutati dalla cittadinanza data l’urgente richiesta di uomini al confine. Solo il 4 giugno un battaglione in assetto di guerra venne fatto sfilare dalla caserma dei Cappuccini per via Etnea, diretto alla stazione. Lì si ebbero scene commoventi , tanti e ripetuti a lungo furono gli abbracci tra i soldati e le famiglie, interrotti solo dallo sbuffo della locomotiva che lentamente partì coprendo con il fumo quei visi gonfi di lacrime.

E così i siciliani si resero ben presto conto di quanto crudele fosse quella guerra lontana, di lì a poco arrivarono le notizie dei primi caduti e con essi le medaglie al valore.