#‎ticuntu‬… a me matri

I quattro elementi, l’aria, la terra, il fuoco e l’acqua, in Sicilia si manifestano con particolare forza e bellezza. Da sempre questi elementi, mutati in temperamento, vivono in un’unica figura: la Madre. Ed è da questa origine della vita che ogni siciliano, quasi con ritualità, cerca ogni momento per decantare questa sacra figura di donna depurata da ogni male e venerata come una dea: la madre terra.

LETTERA ALLA MADRE – Salvatore Quasimodo

«Mater dolcissima, ora scendono le nebbie,
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d’acqua, bruciano di neve;
non sono triste nel Nord: non sono
in pace con me, ma non aspetto
perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
da uomo a uomo. So che non stai bene, che vivi
come tutte le madri dei poeti, povera
e giusta nella misura d’amore
per i figli lontani. Oggi sono io
che ti scrivo.» – Finalmente, dirai, due parole
di quel ragazzo che fuggì di notte con un mantello corto
e alcuni versi in tasca. Povero, così pronto di cuore
lo uccideranno un giorno in qualche luogo. –
«Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo
di treni lenti che portavano mandorle e arance,
alla foce dell’Imera, il fiume pieno di gazze,
di sale, d’eucalyptus. Ma ora ti ringrazio,
questo voglio, dell’ironia che hai messo
sul mio labbro, mite come la tua.
Quel sorriso m’ha salvato da pianti e da dolori.
E non importa se ora ho qualche lacrima per te,
per tutti quelli che come te aspettano,
e non sanno che cosa. Ah, gentile morte,
non toccare l’orologio in cucina che batte sopra il muro
tutta la mia infanzia è passata sullo smalto
del suo quadrante, su quei fiori dipinti:
non toccare le mani, il cuore dei vecchi.
Ma forse qualcuno risponde? O morte di pietà,
morte di pudore. Addio, cara, addio, mia dolcissima mater.»

A ME MATRI – Nino Martoglio

Mamma, mammuzza, si ‘n’avissi a tia,
ju ‘ntra ‘stu munnu, mi sintissi persu;
ti vogghiu beni chiù di l’Universu,
chiù di la vista e chiù di l’arma mia.
Si lu me’ sensu ancora non s’ha’ persu,
lu vidi, mamma, è pirchì pensu a tia:
a tia ca si’ la megghiu puisia;
e di la puisia lu megghiu versu!
Oggi ricurri ancora la to’ festa
ed ju, chi non mi scordu la iurnata,
t’offru l’umili miu, solitu cantu.
Tu dùnami la solita vasata,
e po’ fammi durmiri ccu la testa
supra lu pettu to’ amurusu e santu!

LETTERA ALLA MADRE – Giovanni Verga 2 luglio 1869

[…] Mia cara madre, ti confesso che io sono felice di poterti scriverti tutto questo perché mi pare che i sacrifici che avete fatto per me, e quello più grande di aver tu sofferto per la mia lontananza, dovranno presto o tardi esser compensati largamente, che io potrò percorrere con onore questa bella carriera ch’è la mia passione e che voi possiate esser contenti di me. Io lo spero adesso, poiché ho delle prove che in me c’è qualche cosa che può garantirmi un buon successo che forse non sarà tutto tempo perduto . Io spero che quando mi riabbraccerete in settembre avrò un altro titolo alla vostra stima e al vostro affetto. In quanto a me vi assicuro che non mi risparmierò il lavoro per raggiungere la meta. […]

LETTERA ALLA MADRE – Federico De Roberto Roma 20 febbraio 1910

Mia cara Mamma,
Questa è la terza lettera che io ti scrivo, domani farà una settimana che partii, e ancora sono senza tue notizie. Sarei stato molto inquieto, e ti avrei già telegrafato, se l’altro ieri non avessi ricevuto un Corriere di Catania: la sola cosa che ho finora qui ricevuta. Ho dunque la quasi certezza che il tuo silenzio non dipende da ragioni incresciose, anzi che tu mi devi aver scritto e che la tua lettera dev’essere andata smarrita – non per difetto di indirizzo ma per colpa della posta. Ad ogni modo, sono dolente di non saper nulla di voi, e nulla ti dirò di me finchè non avrò ricevuto una tua lettera. Spero vivamente di poterla avere oggi stesso […]

Tratto da “FIMMINI DI SICILIA” di Davide A.S. GULLOTTA

Me matri è greca…anzi araba…me matri è catalana, aragonese, normanna… me matri è angioina, romana, turca… me matri è francisa, inglisa, borbonica, taliana… me matri è… FIMMINA DI SICILIA…
A matri cca s’adduma di spiranza po’ figghiu ‘namuratu
Cca s’allea cò so duluri po’ so’ tradimentu svinturatu
Idda ‘nu avi denza, ‘nu avi paci, pinseri pigghia
Ppi ddu figghiu unicu masculu di famigghia.
[…]